Sono in molti a temere la carne rossa, specie dopo gli allarmistici articoli comparsi nell’autunno del 2015, che affermavano che la carne rossa è cancerogena. Dobbiamo quindi prestare attenzione al nostro consumo di carne?

Guardiamo un po’ da vicino il pianeta carne.

Molti evitano di mangiare la carne rossa (ora non specifico quale carne rossa, vedremo in seguito le differenze), e mangiano solo carne bianca, nella fattispecie pollo. Non si chiedono però quale sia la provenienza di tali polli.

Lo sapevate che gli allevamenti intensivi di polli pompano i pulcini con ormoni e antibiotici “creano” in un mese un pollo adulto pompato per la vendita? Se mangiate pollame, di qualsiasi tipo (anche tacchino o altro), accertatevi sempre della sua provenienza.

Ora guardiamo da vicino la definizione di carne: per carne rossa si intende carne di manzo, maiale, agnello, pecora, cavallo e capra. Con il termine carne lavorata, ci si riferisce alla carne che è stata trasformata attraverso la salatura, la stagionatura, la fermentazione, il fumo, o altri processi che ne migliorano il sapore e ne favoriscono la conservazione. Le carni più elaborate contengono carne di maiale o manzo, ma possono anche contenere altre carni quali pollame, frattaglie o sottoprodotti della carne come il sangue. Esempi di carni lavorate sono gli hot dog (o würstel), il prosciutto, le salsicce, la carne in salamoia, la carne secca, la carne in scatola e le preparazioni a base di carne e salse; oltre alla preparazione è importante valutare la quantità spesso spropositata e, secondo me, sconosciuta, di additivi per la conservazione, per l’esaltazione del sapore, coloranti e chissà cos’altro ancora, che sono nocivi per la nostra salute. A ciò si aggiunga la preparazione di queste carni lavorate, spesso cucinate in oli vegetali surriscaldati, pieni di acidi grassi trans. Penso che non ci sia dubbio quali carni dobbiamo preferire!!

Siamo d’accordo che quest’ultima categoria di carne in commercio non ha, di solito, molto in comune con la carne naturale.

Vi consiglio sempre di privilegiare carni provenienti da allevamenti adeguati, ovvero bestie allevate a erba e fieno, carni provenienti da allevamenti biologici e di prestare attenzione al modo di cuocere la carne: la cottura a temperature elevate o con il cibo a diretto contatto con la fiamma o con superfici calde, come nel caso di barbecue e frittura, produce alcuni tipi di sostanze chimiche cancerogene (ad es. gli idrocarburi policiclici aromatici e ammine aromatiche eterocicliche).

Quindi, quando parlo di carne, mi riferisco solo a carne proveniente da allevamenti adeguati, indipendentemente dall’animale in questione.

Non dimentichiamo che l’uomo consuma carne da quando abita il pianeta terra, ovvero da oltre 2,5 milioni di anni! La carne contiene numerosi nutrienti, importanti per il nostro corpo, e proteine (circa il 20% del suo peso), tutti gli aminoacidi essenziali, facilmente utilizzabili dal nostro corpo. I micronutrienti contenuti nella carne, come ferro, selenio, zinco, vitamine del complesso B sono biodisponibili e meglio utilizzati rispetto a quelli contenuto in alimenti vegetali. Il contenuto di omega 3 di carni allevate a erba e fieno è piú alto. Inoltre gli allevamenti biologici sono ecologicamente sostenibili. Nella carne è alto il contenuto di antiossidanti e importanti micronutrienti come glutatione, creatina, carnosina, taurina, ubichinone che contribuiscono alla salute cellulare.

Molti mangiano carne di pollo o tacchino pensando che sia più sana. Dobbiamo farci chiarezza sul concetto di sano.

In Europa vengono macellati ogni anno oltre 6 miliardi di polli, con una produzione di circa 10 milioni di tonnellate di carne di pollo. In Italia sono circa 500 milioni i polli macellati ogni anno.

Nel 2015 la produzione di carne di pollo in Italia è stata pari a 1.296.400 tonnellate, con un consumo pro capite di 19,85 kg.

Il 99% del pollo mangiato in Italia proviene da allevamenti italiani e oltre il 95% dei polli italiani è allevato in sistemi intensivi.

I polli sono la specie allevata che cresce più velocemente. Negli allevamenti intensivi, i polli crescono fino a 90 grammi al giorno, raggiungendo il peso di macellazione in appena 39-42 giorni (in altri sistemi di allevamento i polli vivono oltre gli 80 giorni).

Al contrario delle galline, i polli “da carne” sono allevati tutti esclusivamente a terra. Potrebbe essere un dato positivo ma in realtà vengono allevati così tanti animali all’interno del capannone che vivono letteralmente ammassati l’uno sull’altro, fino a 17-20 polli per metro quadro.

Sconcertante poi è l’uso di antibiotici negli allevamenti italiani di pollo: gli allevamenti di polli e di suini sono i principali consumatori di antibiotici nel settore zootecnico. Da qui nasce il problema: il loro utilizzo sconsiderato stimola la diffusione di batteri capaci di sopravvivere ai trattamenti antibiotici. La presenza di questi batteri, chiamati appunto “resistenti agli antibiotici”, è sempre più diffusa negli allevamenti e nella carne, e rende progressivamente meno efficaci i trattamenti con certi tipi di antibiotici. L’Italia è, dopo Cipro e Spagna, il terzo paese in Europa per quantità di antibiotico utilizzato negli allevamenti: ne usiamo circa il triplo rispetto alla Francia, poco meno del doppio rispetto alla Germania e quasi 5 volte quello che viene utilizzato nel Regno Unito.

 

Share This