I cibi fermentati sono stati per secoli alla base dell’alimentazione tradizionale delle popolazioni di diversi luoghi del mondo. Senza averne ancora comprese le basi scientifiche, già millenni fa gli uomini utilizzavano i batteri lattici per produrre alimenti fermentati. Si erano accorti che in tal modo era possibile migliorare la conservazione e ottenere sapori e consistenza migliori.

La fermentazione è quindi una tecnica antica che ha permesso all’uomo di conservare il cibo più a lungo, ma, soprattutto, di trattarlo e modificarlo, arricchendolo di vitali sostanze.

I cibi e le bevande fermentate sono naturalmente ricchi di fermenti lattici, preziosi per l’intestino, per facilitare la digestione e per garantire il benessere dell’apparato digerente, oltre che per rafforzare il sistema immunitario. Essi abbondano di vitamine C e B, minerali, enzimi e antiossidanti. I cibi fermentati manifestano una spiccata azione depurativa, disinfettante, antiossidante e riducono i processi infiammatori del nostro organismo, specie quelli legati a patologie autoimmuni come allergie, artrite reumatoide, tiroidite di Hashimoto, malattie infiammatorie intestinali.

Nella fermentazione i cibi sono sottoposti all’azione dei batteri “buoni” con la formazione di prodotti con gusti e consistenze nuovi.

Non ci rendiamo nemmeno conto di quanti siano presenti sulle nostre tavole i cibi fermentati! Basti pensare al formaggio, al yogurt, ai crauti, vino, birra e pane.

Il mondo dona sempre più attenzione ai cibi fermentati, cuochi internazionali li implementano nelle loro ricette, tant’è che è nata una rivista semestrale, Cured, tutta dedicata ai cibi fermentati. Nella rivista gli alimenti sono fotografati in tempi diversi, per permettere di osservare come le fasi del processo di conservazione agiscano sul cibo.

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