Un adeguato processo diagnostico per l’osteoporosi comprende varie fasi, quali:

1. Anamnesi: nel corso del primo colloquio medico/paziente viene valutato il grado di rischio di frattura.

2. Esame obiettivo: una visita dettagliata è utile per riconoscere precocemente malattie frequentemente associate all’osteoporosi. Si rileva il peso corporeo e l’altezza, rilevando così eventuali cali in statura. Vengono valutate anche eventuali deformità della colonna (ad es. cifosi), la presenza di dolore in prossimità di determinate vertebre, la forza muscolare, l’equilibrio, che permettono precocemente una valutazione sul rischio di caduta.

3. Densitometria ossea: la densitometria ossea tramite la DEXA rimane a tutt’oggi l’esame di riferimento al fine di un corretto approccio diagnostico. La DEXA misura la massa ossea (o densità minerale ossea), cioè la quantità di minerali contenuti nel nostro scheletro. Le sedi comuni di misura sono il tratto lombare della colonna vertebrale ed il collo femorale. Si definisce osteoporosi uno T-score inferiore a – 2.5, osteopenia quando il T-score si colloca tra – 1 e – 2.5, normale con uno T-score inferiore a – 1. La dose di radiazione utilizzata è bassissima, molto minore di quella di una normale radiografia, e infinitamente minore di quella di una TAC. Gli apparecchi a ultrasuoni (ultrasonografia 14 quantitativa o QUS) sono utili per l’individuazione in prima battuta dei pazienti “a rischio di osteoporosi”; quelli validati misurano la massa ossea a livello del calcaneo.

4. Esami di laboratorio su sangue e urina: permettono di identificare eventuali malattie causa di osteoporosi secondaria. Si aggiungano speciali marker di attività ossea.

5. Radiografia della colonna vertebrale toraco-lombare: il duplice scopo di questa indagine è di rilevare la presenza di fratture vertebrali osteoporotiche o di eventuali altre cause di dolore alla schiena.

6. Risonanza magnetica: rileva la presenza di edema osseo in caso di recente frattura vertebrale.

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