I DISTURBI ALIMENTARI, di Dr Efrem Sabatti, Psicologo- Psicoterapeuta

//I DISTURBI ALIMENTARI, di Dr Efrem Sabatti, Psicologo- Psicoterapeuta

I DISTURBI ALIMENTARI, di Dr Efrem Sabatti, Psicologo- Psicoterapeuta

ANORESSIA

Il disturbo anoressico è uno dei disturbi che si è evoluto più rapidamente negli ultimi anni. Rispetto agli anni 90, dove il disturbo era prevalentemente definibile o sacrificante o astinente, oggi, è molto raro trovare la tipologia sacrificante, perché è profondamente cambiata la società e la quasi totalità delle anoressiche sono di tipo astinente, distinguibili in giovanili o cronicizzate. La tipologia “sacrificante” rappresenta le anoressiche che, secondo anche il modello sistemico relazionale della Selvini Palazzoli, la paziente assume attraverso il disturbo, il ruolo di paziente designata, focalizzando tutte le attenzioni della famiglia e spesso “distraendo” la stessa da altri problemi. Poniamo il caso di una famiglia che sta andando allo sbando, la madre depressa, il marito che ha l’amante, il fratello che frequenta brutte compagnie. La ragazza si “ammala” e tutti devono accantonare il proprio problema per dedicarsi a lei: il fratello deve stare a casa a badare alla sorella, la madre non può abbattersi perché deve farsi forza per la figlia, il padre decide di lasciare l’amante per essere più presente, ecc… Oggigiorno, di anoressiche disposte a “sacrificarsi” se ne trovano poche …  L’altra tipologia invece, quella delle astinenti, riguarda tutte le donne (è un disturbo prevalentemente femminile) che esercitano il controllo del cibo nel tentativo di gestire la dimensione emotiva. Spesso sono persone molto sensibili, emotivamente, che attraverso il controllo del cibo, cercano di raggiungere diversi obiettivi:

-Sentirsi forti, allenandosi a gestire un bisogno incontrollabile per gli altri

– Difendersi dall’emozione, adottando un controllo e una disciplina quasi militaresca (anche se l’anestesia del piacere del cibo porta ad una anestesia in generale di tutti i piaceri)

– Ottenere vantaggi innumerevoli dalla condotta disfunzionale (familiari che pur di farla mangiare le cucinano mille prelibatezze, barattare il boccone in più con una serie di concessioni da parte della famiglia, ecc…)

Inoltre, l’astinenza prolungata dal cibo provoca importanti rilasci di endorfine che generano uno stato di euforia che alimenta la trappola del digiuno perché mette l’anoressica in una condizione piacevole.

In strategica l’anoressia astinente si differenzia in:

–       Giovanile

–       Cronicizzata.

Questa differenza, delinea due modalità operative differenti di intervento terapeutico, sia a livello comunicativo, sia di prescrizione.

 

L’anoressica giovanile

L’anoressia giovanile, rappresenta un problema molto diffuso, soprattutto perché di recente i modelli iconografici puntano sempre di più sulla magrezza come elemento positivo. A dispetto di una volta, quando le anoressiche erano per lo più “sacrificanti” ossia assumevano attraverso il disturbo il ruolo funzionale di catalizzare l’attenzione familiare per evitare ad esempio separazioni interne (i genitori che vogliono divorziare e il disturbo della figlia sposta in secondo piano la decisione, finché non inizia a stare meglio). Oggi questa tipologia è quasi del tutto scomparsa, soprattutto per il fenomeno di “normalizzazione” dei divorzi e separazioni che non destano più particolare clamore.  Spesso il problema nasce a seguito di una dieta e poi diviene via via sempre più invalidante, sulla base della gratificazione della sequenza: perdo peso e mi sento soddisfatta, quindi scendo ulteriormente di peso, e così via (es. voglio arrivare a 50kg, quando sono a 50 mi dico che basta poco per arrivare alla soglia psicologica di vedere il 4 anziché il 5 sulla bilancia, ma già che sono a 49, decido di scendere a 45, e già che sono a 45 posso scendere condizione ….). La gratificazione per la perdita di peso, si trasforma in un controllo così ben riuscito da non poterne fare a meno.

3 obiettivi nell’intervento:

–                Recupero del peso e del rapporto con il cibo

–                Rapporto e sviluppo personale (recupero del piacere di altre cose)

–                Aspetto ossessivo (perché c’è praticamente sempre).

 

Anoressia cronicizzata

Si parla di anoressia cronicizzata quando abbiamo donne più grandi (a volte anche 35- 40 anni) che hanno costruito la loro esistenza sul controllo e sull’astinenza da cibo. Hanno spesso una lunga storia di entrate e uscite da ospedalizzazioni o percorsi. Hanno almeno una storia di 5 anni e appunto con altre tipologie di cure, psicoterapie, ecc … Nonostante abbiano il loro “equilibrio” entrano in terapia per altri motivi; fallimenti in altri ambiti della loro vita (lavorativo, familiare, di coppia, ecc…). il più delle volte sono fallimenti relazionali (ci sono dei VUOTI nella vita relazionale di questa persona). A volte sono donne isolate perché l’anoressia influenza sulla socialità (cene di lavoro o amici, aperitivi, ecc…) riduce la vita sociale per mantenere l’anoressia e costruisce solitudine e isolamento.

 

BULIMIA

Da un punto di vista funzionale, si tende spesso ad unificare la bulimia (letteralmente “fame da bue”, caratterizzata da un rapporto che prevede un’assunzione incontrollata e spesso esagerata di cibo) con il “vomiting” ossia il comportamento compulsivo che prevede l’abbuffata con successiva eliminazione del cibo attraverso la volontaria induzione al vomito. È fondamentale operare questa distinzione, in quanto, dal punto di vista percettivo, rivelano due modalità molto di verse di intendere, sia il problema, sia l’intervento terapeutico.

Possiamo distinguere tre tipologie di bulimia, da un punto di vista operativo:

  •  Boteriana (è giuliva e non pentita) sono persone che magari hanno vissuto esperienze frustranti e che alla fine hanno compensato attraverso una perdita di inibizione verso il cibo. Non ritengono di avere un problema e il cambiamento sono costrette a farlo. Spesso tendono a trasformare il disturbo in una forma di scelta tipo “grasso è bello”, “meglio abbondante e felce che magra e frustrata”, ecc… oppure attribuiscono l’obesità (che nella maggior parte di questi casi è presente) a questioni genetica, familiarità, patologia, ecc.. ad es. “che ci posso fare, è cronica, me l’ha detto anche il dottore” oppure “tutti in famiglia siamo abbondanti. È una questione genetica”.
  • Yo-yo sono persone che hanno passato tutte le diete possibili e immaginabili. Calano e aumentano, calano e aumentano. Mettono in atto un controllo legato alla volontà e prima o poi lo perdono. La loro credenza è il tentativo di resistere, resistere, resistere, contenere il desiderio di mangiare e perdere il peso attraverso la restrizione del cibo e del desiderio, ma più cercano di contenerlo, contenerlo, contenerlo e quando gli argini cedono, viene giù tutto e si lasciano andare

Sono generalmente brave a fare la dieta, ma desiderano il cibo che si stanno vietando, per cui, appena terminata la dieta, cadono durante la fase del mantenimento.

  • Carciofo, sono tutte le persone che a causa di frustrazioni e problemi relazionali sviluppano una protezione attraverso la massa grassa e compensano un aspetto della vita che non amano o che le frustra, attraverso il cibo.

Spesso mangiano anche a scopo difensivo: come il cuore del carciofo, proteggono la loro parte morbida mettendo a protezione “foglie legnose”.

 

VOMITING

Molto diverso è invece il comportamento del vomiting che, pur nascendo all’interno di un disturbo alimentare, trasforma progressivamente la sua caratteristica (che si basa sul tentativo di controllare l’alimentazione e che poi fallisce) nel significato di tale: il vomiting infatti è una compulsione basata sul piacere e il cibo è solo lo strumento, non il problema. Può nascere come vomito compensatorio ad una condotta alimentare problematica, ma nel tempo evolve in forma completamente diversa. La vomitatrice ha fantasie anticipatorie di ciò che mangerà e vomiterà e sa già che mangerà per vomitare, mentre nel disturbo del comportamento alimentare questa componente anticipatoria non c’è. Nelle vomitatrici non c’è nemmeno il digiuno o la dieta restrittiva (tipiche dei disturbi alimentari), ma il vomito prende la forma di una trasgressione piacevole.

 

 

 

 

 

 

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By |2018-10-19T14:16:17+00:0019 ottobre 2018|Blog|0 Commenti
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