Molti mangiano carne di pollo o tacchino pensando che sia più sana. Dobbiamo farci chiarezza sul concetto di sano.

In Europa vengono macellati ogni anno oltre 6 miliardi di polli, con una produzione di circa 10 milioni di tonnellate di carne di pollo. In Italia sono circa 500 milioni i polli macellati ogni anno.

Nel 2015 la produzione di carne di pollo in Italia è stata pari a 1.296.400 tonnellate, con un consumo pro capite di 19,85 kg.

Il 99% del pollo mangiato in Italia proviene da allevamenti italiani e oltre il 95% dei polli italiani è allevato in sistemi intensivi.

I polli sono la specie allevata che cresce più velocemente. Negli allevamenti intensivi, i polli crescono fino a 90 grammi al giorno, raggiungendo il peso di macellazione in appena 39-42 giorni (in altri sistemi di allevamento i polli vivono oltre gli 80 giorni).

Al contrario delle galline, i polli “da carne” sono allevati tutti esclusivamente a terra. Potrebbe essere un dato positivo ma in realtà vengono allevati così tanti animali all’interno del capannone che vivono letteralmente ammassati l’uno sull’altro, fino a 17-20 polli per metro quadro.

Sconcertante poi è l’uso di antibiotici negli allevamenti italiani di pollo: gli allevamenti di polli e di suini sono i principali consumatori di antibiotici nel settore zootecnico. Da qui nasce il problema: il loro utilizzo sconsiderato stimola la diffusione di batteri capaci di sopravvivere ai trattamenti antibiotici. La presenza di questi batteri, chiamati appunto “resistenti agli antibiotici”, è sempre più diffusa negli allevamenti e nella carne, e rende progressivamente meno efficaci i trattamenti con certi tipi di antibiotici. L’Italia è, dopo Cipro e Spagna, il terzo paese in Europa per quantità di antibiotico utilizzato negli allevamenti: ne usiamo circa il triplo rispetto alla Francia, poco meno del doppio rispetto alla Germania e quasi 5 volte quello che viene utilizzato nel Regno Unito.

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