L’attacco di panico: il tentativo di controllo che fa perdere il controllo, di Efrem Sabatti

//L’attacco di panico: il tentativo di controllo che fa perdere il controllo, di Efrem Sabatti

L’attacco di panico: il tentativo di controllo che fa perdere il controllo, di Efrem Sabatti

 “L’importante nel panico è non farsi prendere dal panico”

Mccrosekey

 

Mai come in questo particolare momento storico assistiamo al diffondersi del disturbo da attacchi di panico, e non è un caso. I disturbi che complicano, e spesso invalidano, la vita delle persone, difficilmente arrivano “per caso”. È curioso che ogni epoca e ogni cultura abbia specifici disturbi che vanno “di moda” mentre altri sono estremamente rari. Ai tempi di Freud l’isteria era frequente, mentre oggi è una diagnosi molto insolita. I disturbi del comportamento alimentare sono paradossalmente più presenti nelle società opulente in cui il cibo abbonda, mentre non esistono nei paesi nei quali gli alimenti sono merce rara.  La società plasma il modo di vivere delle persone che vi crescono all’interno e, i disturbi, sono spesso estremizzazioni distorte dei modelli culturali che una persona apprende, oltre che al suo specifico modo di percepire la “realtà”. Proprio in virtù di queste considerazioni l’attacco di panico è uno specchio che riflette una peculiarità della nostra società, il fallimentare tentativo di tenere tutto sotto controllo. Proviamo ad analizzare cosa accade durante un attacco di panico. La persona generalmente sperimenta due possibili condizioni: la paura di morire o la paura di perdere il controllo (della realtà, delle sue capacità mentali, della mobilità del suo corpo, dello stato di coscienza). Se la persona cerca di controllare le reazioni del proprio corpo, ad esempio intervenendo sulla respirazione, camminando avanti e indietro nel tentativo di scaricare le tensioni, tentando di calmarsi volontariamente, innesca quello che viene definito un “paradosso psicofisiologico”. In altre parole, più la persona tenta di calmarsi, più inizia ad agitarsi perché si innesca un conflitto tra l’atto di volontà razionale di avere il controllo su reazioni somatiche del corpo e il sistema limbico che crea quelle stesse reazioni. Il tentativo di controllare le reazioni del corpo inizia ad esasperarle e a generarle.

È il “cane che si morde la coda”.

La persona comincia a fare respiri profondi per calmarsi, ma l’eccesso di ossigeno inizia a creare quella sensazione di “testa vuota” e questo effetto spaventa la persona che teme di poter svenire. La percezione di paura però attiva nuovamente la reazione di allarme del corpo che reagisce agitandosi ancora di più e tale agitazione spinge la persona a cercare di controllare, in maniera fallimentare le stesse reazioni. È il tentativo di controllo che fa perdere il controllo.  Questo spiega l’attacco di panico, ma come si struttura un disturbo continuativo?

Aimè, spesso dalle soluzioni fallimentari che la persona mette in atto e che, anziché estinguere il problema, lo strutturano e lo cronicizzano. Ecco alcune delle più frequenti soluzioni fallimentari nelle quali sono certo che, la quasi totalità delle persone che soffrono di attacchi di panico, si identificherà.

La più utilizzata è la “richiesta di aiuto”. Questa può essere in forma di delega del tipo “vai tu al posto mio” oppure in forma di accompagnamento “stammi vicino che, se mi sento male, tu intervieni”. In alcuni casi l’altra persona non è nemmeno consapevole di essere un “aiutante”, perché alcuni panicanti, vergognandosi, non lo dicono, ma magari telefonano all’amico con una scusa e ci stanno tutto il tempo necessario a uscire dalla situazione di panico e usano la persona come uno strumento per “distrarsi”. Il problema della richiesta di aiuto è che questa non modifica la percezione di incapacità della persona in difficoltà che si ritrova progressivamente a dover sempre chiedere aiuto per cose che prima faceva da sola, per cui ogni volta che riceve aiuto riceve anche una disconferma delle sue capacità che la renderanno più insicura la volta successiva alimentando il bisogno di aiuti sempre crescenti.

Altra fallimentare soluzione, a lungo termine, è utilizzare delle “stampelle”. Le stampelle possono essere di tutti i tipi: le “goccine” tenute in tasca e da prendere al bisogno, la bottiglia d’acqua da bere quando si sente arrivare la tensione, il telefono con il numero del soccorso preselezionato, ecc… Non importa che tipo di stampella si usa, ma la funzione che le si attribuisce.

Se ci si abitua alla stampella, proprio perché le si conferisce un potere salvifico, si farà sempre più fatica ad abbandonarla, diventandone psicologicamente dipendenti. Non solo, ma le soluzioni, in questo caso, possono anche trasformarsi in ciò che genera il problema. Ad esempio, la persona è tranquilla, mette la mano in tasca e si accorge di aver dimenticato le “goccine”. Sta per bere, cade la bottiglia e si rovescia l’acqua. Guarda l’ora sul cellulare e si accorge che la batteria è completamente scarica e che potrebbe spegnersi nel giro di pochi minuti …. E arriva il panico!

L’altra soluzione fallimentare molto diffusa è quella di parlare del problema con gli altri (a meno che non siano esperti del problema). Mi rendo conto che questa affermazione può sembrare contro intuitiva rispetto al senso comune, secondo il quale si dovrebbe “parlare dei problemi”. Più si parla del problema però, più lo si alimenta, ci si pensa e lo si fa diventare una ossessione continua. Poi, sul più bello, quando magari il panicante non ci sta pensando, arriva un altro che con le migliori delle intenzioni chiede “Sei preoccupato per domani?” oppure “non hai paura che l’attacco di panico ti possa capitare anche in nuove situazioni inaspettate?” ed ecco che il pensiero ritorna…

Per uscire dalla trappola dell’attacco di panico, spesso è necessario l’aiuto di una persona esperta, perché il buon senso, in queste circostanze, è foriero di cattivi consigli.

 

Dott. Efrem Sabatti
Psicologo- Psicoterapeuta
Isc Albo R.Lombardia n°10414
Riceve a Brescia
Cell. 3477309926
sabattiefrem@gmail.com
www.psicologobresciasabatti.it
By |2018-04-29T11:26:42+00:0029 aprile 2018|Blog|0 Commenti
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