OBESOGENI ED INTERFERENTI ENDOCRINI: LE INSIDIE DEI PRODOTTI INDUSTRIALI , di F.Balducci

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OBESOGENI ED INTERFERENTI ENDOCRINI: LE INSIDIE DEI PRODOTTI INDUSTRIALI , di F.Balducci

Niente di ciò che eccede i limiti della natura è salutare

IL CIBO NON VA CONSIDERATO SOLO PER IL SUO CONTENUTO CALORICO MA SOPRATTUTTO PER LA RISPOSTA ORMONALE CHE DETERMINA E PER IL CONTROLLO CHE ESERCITA SULL’ESPRESSIONE DEI NOSTRI GENI E SULL’EQUILIBRIO ACIDO BASICO

   INOLTRE HA UN IMPORTANTE FUNZIONE PSICOLOGICA, SOCIALE, CULTURALE  

 

Tutti i prodotti industriali, contenenti conservanti, coloranti, additivi chimici e molti ingredienti trasformati, rappresentano oggi la più grande fetta di consumo alimentare e una delle cause della grave emergenza sanitaria che stiamo vivendo proprio in questo periodo storico.

 

XENOBIOTICI: Si definisce con il termine xenobiotico (dal greco composto da ξένος -η -ον “xènos -e -on” = straniero e βίος “bìos” = vita) una sostanza di qualsiasi tipo, di origine naturale o sintetica, estranea all’ organismo. Essa può esplicare sia la funzione di farmaco (es. antibiotico) sia di veleno tossico (es. pesticida). Queste sostanze creano problemi soprattutto se non vengono espulse rapidamente e la loro permanenza nel corpo è prolungata.

 

La tossicità dei xenobiotici dipende da:

  • dalla concentrazione nell’ambiente, cibo, acqua,
  • dalla durata dell’esposizione dell’organismo alla sostanza,
  • dalla velocità dell’assorbimento e quantità del materiale assorbito,
  • dalla distribuzione nell’organismo e localizzazione in particolari distretti
  • dalla capacità della sostanza di giungere in contatto con particolari strutture cellulari (DNA),
  • dalla velocità di eliminazione.

 

INTERFERENTI ENDOCRINI: Gli interferenti endocrini (IE) sono sostanze chimiche che possono alterare l’equilibrio ormonale. Gli IE possono quindi “accendere”, “spegnere” o modificare i normali segnali inviati dagli ormoni: i loro effetti sono preoccupanti, proprio perché insidiosi e subdoli.

L’equilibrio ormonale è fondamentale per la crescita e lo sviluppo del feto e del bambino: pensiamo al ruolo di estrogeni e testosterone per il corretto sviluppo sessuale e la pubertà, o della tiroide per lo sviluppo cerebrale. Lo stesso IE può indurre effetti molto diversi nei maschi e nelle femmine, perciò la valutazione degli IE deve tenere conto della vulnerabilità legata all’età ed al sesso.

I danni prodotti dagli IE sono confermati da ricerche mediche che indicano che le persone più esposte hanno un maggiore rischio di patologie riproduttive (infertilità, abortività, endometriosi, ecc.), di disturbi comportamentali nell’infanzia, e forse anche di diabete e di alcuni tipi di cancro (testicolo, mammella, etc.). Infine, anche dosi molto basse di diversi IE nell’ambiente e negli alimenti, con la stessa azione, potrebbero sommarsi sino ad indurre un effetto tossico significativo (effetto cocktail).

 

Quali sono gli IE e cosa provocano?

  • sostanze sintetiche per uso agricolo o industriale – organiche e inorganiche –disperse ovunque nell’ambiente
  • pesticidi, plasticizzanti, antimicrobici, materiali non infiammabili
  • insieme alla elevata tossicità sono in grado di mandare in frantumi l’equilibrio ormonale dell’organismo
  • colpiscono in particolare gli adipociti e il metabolismo energetico, la tiroide, il cervello, l’apparato riproduttivo.

Penetrano nell’organismo per:

  • ingestione
  • inalazione
  • iniezione
  • contatto della pelle
  • placenta

Gli IE hanno carattere lipofilo, così che si diffondono attraverso la membrana cellulare, si legano eventualmente ai recettori per gli ormoni steroidei e si accumulano nel tessuto adiposo. Attraverso il grasso consumato insieme alla carne, al pesce e ai latticini vengono assunte numerose sostanze derivanti dall’inquinamento ambientale.

L’esposizione fetale e nell’infanzia modifica in modo irreversibile il metabolismo e il sistema ormonale per il resto dell’esistenza: in particolare le cellule adipose aumentano di numero e di dimensioni. Sazietà, appetito e metabolismo energetico vengono alterati fino alla comparsa di diabete, obesità, malattie metaboliche.

Il caffè e il tè preso nei distributori automatici, il latte di soia, il cibo conservato in contenitori di plastica o in quelli di metallo, gli affumicati, le pellicole per alimenti nascondono un pericolo: contengono IE.

Gli interferenti endocrini sono ubiquitari, li troviamo nei cibi, nei giocattoli per i bambini, nella carta termica degli scontrini fiscali, nelle tende della doccia, nei profumi, nelle creme che applichiamo sul corpo e in tantissimi altri prodotti.

 

La conseguenza è un’accelerazione dei processi di invecchiamento. A partire dai 30 anni circasi iniziano ad instaurare modificazioni involutive progressive a carico di tutti i sistemi ed apparati:

  • osteoarticolare ( osteopenia, osteoporosi, artrosi, ecc. )
  • muscolare ( sarcopenia )
  • gastroenterico ( disbiosi, ecc )
  • endocrino ( endocrinosenescenza )
  • neurovegetativo ( neurosenescenza )
  • dermoestetico ( foto e cronoaging cutaneo )
  • immunitario ( comparsa di malattie autoimmunitarie).

Secondo la teoria per cui alla base dell’obesità c’è un embricarsi di fattori diversi, dalla scarsa attività fisica, alla genetica, alla dieta e ai fattori ambientali, ultimamente si sta scoprendo un nesso sempre più importante tra obesità e questi ultimi, che avrebbero un’azione “epigenetica” sul genoma, ossia ne modificherebbero l’espressione senza alterarne la struttura: infatti, gli interferenti endocrini, interferendo con molte ghiandole endocrine, mimando o antagonizzando l’azione di svariati ormoni sono stati definiti anche “obesogeni“: ossia “agenti chimici che regolerebbero in maniera inappropriata il metabolismo lipidico e l’adipogenesi promuovendo l’obesità”.

L’esposizione a queste sostanze durante la vita intrauterina è ancora più problematica, poichè esse sono in grado di passare la placenta e studi clinici ed epidemiologici su animali e sull’uomo hanno verificato che gli effetti principali si esplicano su tessuti ad alta plasticità come quelli embrionale e fetale.

Si installerebbe pertanto nel feto, attraverso meccanismi epigenetici, una pre-programmazione “adipogenetica” con particolare predisposizione allo sviluppo di un fenotipo obeso persistente in età adulta e quindi una maggior fatica a mantenere il peso nel range della normalità. Inoltre potrebbe anche esacerbare gli effetti negativi di diete squilibrate e di una ridotta attività fisica.

Gli interferenti endocrini sono stati correlati ad obesità anche negli adulti, potendo causare alterazioni nei centri della fame e sazietà ipotalamici (il che si tradurrebbe in resistenza all’azione della leptina, l’ormone che controlla la fame, con incremento dell’appetito e quindi riduzione del senso di sazietà), disfunzione dell’organo adiposo (causando insulino-resistenzasindrome metabolica con aumento del grasso attorno alla vita), interferenza con la funzione degli ormoni sessuali (conducendo a problemi di fertilità, malattie ginecologiche da iperestrogenismo quali fibromi uterinicisti ovaricheanovularietàalterazioni del ciclo mestruale) e con il funzionamento della tiroide causando rallentamento metabolico ed aumento di peso.

 

MA QUALI SONO E DOVE SI TROVANO QUESTI IE?

VEDIAMONE INSIEME ALCUNI.

– Pesticidi: DDT e derivati e molti altri. Pur essendo stato bandito da molti anni, il DDT purtroppo persiste nell’ambiente fino a quindici anni e si comporta con azione simil-estrogenica.

– POPs: diossine (sprigionate dalla combustione di rifiuti soprattutto plastici e dal fumo di sigaretta), organostannati, policlorobifenili (utilizzati come isolanti termici ed elettrici in molti settori). Sostanze impiegate in agricoltura e industria come microbicidi, vernici anti-fouling marino, preservanti del legno.

 

 

– Inquinanti industriali: alchilfenoli, bisfenolo A (vedi sotto), ftalati (solventi, smalti per le unghie, cosmetici, vernici, ammorbidenti del PVC per es. nelle pellicole e bottiglie di plastica), perfluoroalchilici (surfattanti, repellenti, riscontrabile anche nel teflon utilizzato per rivestire le padelle), polibromurati (ritardanti di fiamma).

– Metalli pesanti: Piombo e Cadmio, sprigionati anche dal fumo di sigaretta.

 Farmaci: psicofarmaci (antidepressivi triciclici, neurolettici, antipsicotici, benzodiazepine ansiolitiche), tiazolidinedioni (antidiabetici), estrogeni di sintesi (ritrovabili nelle carni di allevamento, pollame, latte e derivati (formaggi freschi e stagionati etc.) non biologici.

– BISFENOLO A ( BP-A )
Composto organico estrogenizzante (mima l’effetto degli ormoni sessuali femminili). Si stima che una porzione al giorno di cibo in scatola aumenti di 1000 volte la concentrazione della sostanza nel sangue. Lo si trova in contenitori alimentari, presidi medici, scontrini di cassa, contenitori di plastica e policarbonati.
RISCHI PER LA SALUTE: Aumenta la resistenza all’insulina, provoca diabete, ipertrofia degli adipociti, alterazioni dell’apparato genitale e della riproduzione.

– ACIDO PERFLUORO-OTTANOICO ( PFOA )
Molecola di carbonio e fluoro, surfattante che oramai si riscontra ad alti livelli nel sangue di adulti e bambini. Lo si trova in: tappeti, mobili, teflon, pellame, GORE-TEX, abiti idrorepellenti, pentole antiaderenti, schiume antincendio, carta, materassi.
RISCHI PER LA SALUTE: Cancro della tiroide, del fegato e della vescica, linfomi e leucemia. Ipertensione, obesità, resistenza alla leptina. Riduzione del peso del feto, mancata calcificazione delle ossa, ritardi nella crescita, encefaliti.

FTALATI: questi composti sono tra le sostanze più persistenti nell’ambiente mai prodotte. Essi possono conservarsi senza degradarsi ed accumularsi negli organismi viventi. Numerose evidenze fanno inoltre sospettare che questi composti possano appartenere alla classe dei distruttori endocrini.
Un ottimo esempio è rappresentato dal PVC, un prodotto di consumo di vita breve ritrovabile negli oggetti usati ogni giorno come imballaggi alimentari, giocattoli, tubi, cavi, ecc

– GLIFOSATO ( ROUND UP ): è l’erbicida più venduto e usato nel mondo, proibito in un numero crescente di nazioni. 40.000 decessi di contadini per nefrite tossica (toxischer Nierenentzündung), i suoi metaboliti contaminano tutta la catena alimentare.

 

COME POSSIAMO DIFENDERCI DAGLI IE?

Per il fatto di essere soggetti ad inquinamento ambientale, per il solo fatto di respirare, bere e mangiare, siamo tutti, chi più e chi meno, intossicati  da queste sostanze.

Tuttavia è possibile ridurne al minimo l’esposizione conoscendone le fonti di inquinamento: lo stile di vita e le scelte che si fanno negli acquisti e nel consumo di prodotti industriali rivestono un ruolo importantissimo. 

  • scegliere cibo secondo natura!
  • evitare carni provenienti da allevamenti intensivi: densa di antibiotici e ormoni!!!!
  • eliminare soia soprattutto in gravidanza e durante l’allattamento
  • eliminare cibo conservato, inscatolato, precotto
  • evitare preparazioni culinarie precotte, industrialmente prodotte, sale da cucina, salse, tutto ciò che altera le qualità organolettiche e la natura vera dell’alimento
    ok carne, pesce, uova da animali free range
  • frutta e verdura possibilmente solo di stagione e di regione
  • evitare pesci da allevamento
  • stop a piatti, bicchieri, tovaglioli, posate in plastica o carta; solo piatti, pentole e bicchieri in vetro oppure ceramica
  • stop a forni a microonde
  • depuratori per acqua potabile per fluoro, cloro e metalli pesanti
  • toccare il meno possibile gli scontrini di cassa (il BP-A si assorbe anche per contatto della pelle).
  • – Ridurre l’uso di solventi, smalti, prodotti cosmetici, preferendo al più prodotti naturali e biologici a base di sostanze vegetali
  • – Ridurre il più possibile l’uso della plastica, a cominciare dalle bottiglie (acqua minerale,…), piatti e ai materiali di uso comune in plastica: faremo un favore a noi stessi e al nostro pianeta utilizzando materiali eco-compatibili.
  • – Ridurre al minimo possibile o eliminare l’uso di farmaci non necessari, ad es, se avete problemi ad addormentarvi o disturbi del sonno o ansia, provate con prodotti naturali come ad es  valeriana, biancospino, passiflora, precursori della serotonina
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By | 2018-01-04T21:49:29+00:00 1 gennaio 2018|Blog|0 Commenti
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