Rischio metabolico

I fattori di rischio definiscono la sindrome metabolica

Misure relative al corpo come circonferenza addominale, altezza, peso, peso e indice di massa corporea (BMI) e valori specifici di laboratorio aiutano a rilevare la sindrome metabolica. Sintomi multipli come aumento della pressione arteriosa, elevati livelli di zucchero nel sangue, eccesso di grasso addominale e lipidi anormali possono verificarsi tutti insieme, aumentando il rischio di diabete e malattie cardiache. La sindrome metabolica è definita dalla presenza di questi fattori di rischio. I pazienti colpiti tendono ad avere la tendenza a depositare grasso viscerale o grasso negli organi (vedi ad es fegato grasso, epatosteatosi). A fini diagnostici di laboratorio è disponibile una serie di marcatori metabolici:

adiponectina

L’ adiponectina è prodotta esclusivamente nelle cellule grasse e, insieme alla leptina, all’ insulina e ad altri ormoni, regola la sensazione di fame. Correla inversamente con la presenza di fattori di rischio cardiovascolare come ipertensione, ipertrigliceridemia e basse concentrazioni di colesterolo HDL. Livelli elevati di adiponectina sono associati con infiammazione e un aumento del rischio di diabete e cardiopatie coronariche.

Proinsulina e insulina

La proinsulina è il precursore dell’ insulina. Come risultato della secrezione di insulina le cellule epatiche, le cellule adipose adipose e le cellule muscolari assorbono il glucosio dal sangue. Sebbene la resistenza all’insulina si esprima spesso come elevato valore di insulina a digiuno, ciò si osserva evidentemente solo in alcuni pazienti qualora si effettui una misurazione dopo test da carico con glucosio. Gli elevati livelli di proinsulina e insulina indicano un aumento del rischio cardiovascolare.

Leptina

Viene sintetizzata principalmente negli adipociti ed gioca un ruolo chiave nella regolazione del peso corporeo, in quanto sopprime l’appetito nell’ipotalamo. Tuttavia i livelli di leptina nell’obesità sono spesso elevati e sono la conseguenza di una resistenza alla leptina. Livelli elevati di leptina sono quindi spesso associati a BMI, obesità addominale, iperinsulinemia e colesterolo HDL basso. Questo si traduce in un aumento del rischio di cardiopatie coronariche e una riduzione della densità ossea.

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