Sono molte le pazienti che soffrono di tireopatia autoimmune, meglio nota come tiroidite di Hashimoto, anche se la dicitura corretta è quella sopra.

Ci sono numerosi gruppi in FB e molti forum nel web. Lo trovo positivo, perchè in questo modo si diffonde un’informazione utile al benessere delle persone colpite. Purtroppo la medicina convenzionale ha delle lacune nel trattamento di questa patologia: iniziando dal percorso diagnostico, per passare poi a quello terapeutico.

Io ritengo che il miglior approccio alla tireopatia autoimmune (a tutte le patologie, se per questo) è un approccio di medicina funzionale.

Spesso si ha un titer anticorpale positivo con funzione tiroidea ancora conservata. E’ comunque SEMPRE il quadro clinico che deve guidare l’iter: noi trattiamo pazienti e non numeri! E’ essenziale eliminare tutti i deficit micronutrizionali: avere un livello di vitamina D adeguato (> 50 ng/dl), ferritina > 50 (quante donne sono mooooolto sotto!), controllare i valori di omocisteina  e, casomai, correggerla con l’assunzione di complesso vitaminico B (occhio che contenga possibilmente acido folico attivato), selenio, iodio, omega 3, conezima Q10 in caso di processo infiammatorio in atto. Poi si corregge l’alimentazione: non scordiamoci l’importanza centrale del nostro intestino, sede di partenza dei processi autoimmuni. Molto spesso si ha una leaky gut syndrom in associazione: allora diventa di primaria importanza eliminare il glutine e il lattosio. Ciò NON significa mangiare i prodotti gluten free, ma mangiare ciò che la natura ci dà gluten free! La terapia va vista come un vestito: non a tutti va bene lo stesso abito. Quindi, ci sono coloro i quali stanno bene solo con T4, altri ai quali va aggiunto un pò di T3 (vi ricordo che il rapporto T3/T4 dovrebbe essere 1:10), altri ancora che stanno meglio con la tiroide secca. E il percorso per trovare il tipo di prodotto adeguato con un dosaggio ottimale ha una sua durata, spesso mesi: qui la fretta è una cattiva compagna di viaggio.

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